IL SITO ARCHEOMINERARIO DELL'ALPE VITALENGO

Sul versante del Vitalengo, tra la Val Cervia e la Val Madre, il paesaggio minerario si racconta attraverso i suoi forni di arrostimento, le "reglane" – così chiamate dal termine dialettale bergamasco – costruite in prossimità delle cave per ridurre al minimo il trasporto del minerale grezzo. Appena oltre i canaloni che delimitano la miniera, a nord e a sud, si conservano due fornaci quasi identiche per forma e dimensioni, seppure parzialmente danneggiate nel tempo dalle slavine. Sono strutture incassate nel pendio, con un possente muro di contenimento che ne sorregge l'esterno – utile sia a contrastare la forte pendenza del versante sia a isolare termicamente il forno – e con due massicci avancorpi rivolti a valle, entro cui si apre la bocca di scarico. Il tino centrale misura tra 2,30 e 2,50 metri di diametro, per un'altezza che supera i 2 metri; in uno dei due impianti, quello più basso, sono ancora visibili sulle pareti interne i segni di arrossamento e corrosione lasciati da secoli di combustioni.

Poco più a valle, tra la Casera Vitalengo e la baita di Vendullungo, si trova un terzo forno di arrostimento, di dimensioni ancora maggiori: il tino raggiunge i 3 metri di altezza e i 4 metri di diametro alla bocca. Anche qui il funzionamento era lo stesso: il forno veniva caricato dall'alto con strati alterni di minerale e carbone o legna, la cottura durava diverse ore fino al consumo completo del combustibile, e la vena arrostita – alleggerita di circa un quarto del proprio peso – veniva infine estratta dalla piccola apertura basale sul fronte della struttura. Il lavoro richiedeva mani esperte: bastava un eccesso di calore, o al contrario uno spegnimento, per compromettere l'intera cottura.

Poco distanti dalle fornaci, su una sella soleggiata e al riparo dalle valanghe a 2.302 metri di quota, sorgono ancora i resti di cinque edifici in pietra a secco che formavano il villaggio dei minatori: gli alloggi dei lavoranti – con piccole nicchie nei muri per le lampade a olio – un probabile magazzino per viveri, carbone e foraggio, e un ricovero per gli animali da soma. Poco fuori da questi edifici si trova ancora, sparso a terra, l'abbondante minerale arrostito che veniva qui ulteriormente selezionato e frantumato a pezzi piccoli come un uovo, prima di essere avviato, attraverso mulattiere in parte ancora lastricate, al forno fusorio della Val Madre.